Lo scippo silenzioso sul futuro dei beni culturali

di Domenico Bilotti

Un’altra estate calabrese va a bilancio. Il consuntivo presentato dai professionisti del settore alberghiero non appare negativo. Sembra tuttavia sin troppo ridotta la percentuale di turisti che arriva in Italia e che da altre mete scende o sale in Calabria. Ancora troppo tenue, poi, la quota di villeggianti in Calabria che dalla loro località marittima o montana visita i plessi museali ben presenti in regione. Traduciamo: pochissimi arrivano in Italia con l’intenzione di visitare la Calabria; pochissimi tra quelli che la prescelgono sanno davvero cosa vedere o ne hanno vera intenzione. Una debacle che ci periferizza oltremisura dalle rotte nazionali più battute. Siamo colpevoli o incolpevoli?

Il giuscomparista Merryman distingueva, parlando di beni culturali, source nations e market nations: gli Stati che hanno una dotazione particolarmente significativa di beni culturali, per ragioni storiche, religiose o ambientali (e l’Italia vi rientra) e gli Stati che producono soprattutto turismo verso l’esterno e non sul mercato interno. L’Italia si comporta purtroppo da “market nation”, sul piano amministrativo-normativo, pur essendo nel suo precipuo contesto storico un tipico esempio di “source nation”.

Qualche modello regionale virtuoso è negli anni emerso, e forse la nostra Regione, talvolta apparentemente impegnatissima in discussioni ben meno concrete, potrebbe prendere spunto. La legislazione regionale umbra sin dal 2003 ha dettato norme di coordinamento sul sistema museale locale; le Marche e la Toscana si sono dotate di testi unici regionali con una classe di disposizioni specifiche anche sull’intervento dei soggetti privati, in regime di sussidiarietà orizzontale, allo scopo di valorizzare nel miglior modo possibile i beni culturali. Ancora diverso il discorso sui beni paesaggistici, cioè su quelle risorse e bellezze naturali che hanno in comune coi beni culturali alcune fonti di riferimento ma che da essi sono formalmente e sostanzialmente distinti. Anche su quel fronte, la Calabria potrebbe e dovrebbe fare di più. Nonostante il diritto italiano disciplini una specifica categoria di reati commessi a detrimento dei beni culturali e paesaggistici, i numerosi interventi normativi non hanno migliorato la situazione e si stima, anche da parte dell’autorità giudiziaria, che solo una ridottissima frazione di condotte lesive contro i beni culturali sia effettivamente perseguita. Verrebbe da concluderne, con tutta l’ironia del caso, i “tombaroli” sono tra di noi …

Non sappiamo quando e con che schieramenti si voterà in Regione; è però urgente che i beni culturali siano in cima al programma di chi vuole vincere, senza esibire scopi manageriali falsi (che spesso hanno nascosto mero profitto privatistico) e invece investendo su quel petrolio silenzioso e pulito che è il nostro maggior vanto: il nostro patrimonio storico e artistico.

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